Le sfide da raccogliere
Inviato: lunedì 10 febbraio 2014, 20:40
Le sfide da raccogliere.
Questione Stadio
E’ di fondamentale importanza per il futuro della tifoseria ascolana, per la società e per il “portare l’Ascoli” inteso come valore sociale di primaria importanza.
Lo stadio qualunque cosa si decida tecnicamente, deve arrivare ad essere di proprietà.
Immediatamente o attraverso percorsi di riscatto di proprietà ecc…
Ragazzi, pensateci, oggi chi voleva comprare l’Ascoli di Benigni cosa acquistava?
Capece e qualcun altro e basta! (nemmeno un cencio di centro sportivo!) Oltre al blasone di una storia, sia ben chiaro.
Invece, proprio adesso che abbiamo finalmente una proprietà illuminata (rendiamoci conto. Non è la situazione economica solida – che è notevole - la vera forza di questa proprietà, ma la sua “veduta e la sua intelligence”!
I suoi componenti formeranno una governance orientata al bene dell’Ascoli tenendo in conto i valori sociali.
Fateci caso, da quel poco che abbiamo potuto vedere emerge una qualità in queste persone:
come le stoffe scozzesi: sono preziose al tatto fuori, curate e ben fatte, eleganti; ebbene, se le rivolti, mantengono la stessa preziosità.
Impressionante!
Almeno questo è quello che ho ricavato in questi giorni, vedendole da vicino: da Francesco e Signora, a Battista e Piero, fino a Giuliano e Gianluca.) e capace.
Si tratti di riqualificare il Del Duca (e l’area) o si tratti di rifarlo ex-novo in altro sito.
(Io preferisco riqualificare il Del Duca per tutta una serie di motivi, che non vanno solamente verso i motivi della tradizione ecc… ma tutti gli stadi moderni, d’Europa, (Germania e Inghilterra in primis) sono ubicati nell’area urbana delle città.
Lo stadio che “vive” sette giorni su sette per 365 giorni l’anno. Centro di tutta una serie di attività e iniziative (sportive, sociali, culturali, economiche) dinamiche e tutte che indicano che “l’ASCOLI” c’è.)
Ma divenirne proprietari implica una serie di problemi finanziari ed economici.
Non basta dire “vogliamo questo e chiediamo quest’altro”: occorre prenderci le nostre responsabilità come tifoseria.
Capiamo che non deve esistere l’assistenzialismo politico o di altro genere, dobbiamo cambiare cultura come tifoseria.
Come la ns zona industriale nata con la Cassa del Mezzogiorno.
Ci ha assistito dandoci un immenso serbatoio di lavoro e di benessere per vent’anni.
Ci ha fatto bravissimi nel sindacare diritti del lavoro (giusti per carità. Non fraintendetemi, voglio dire altro, ragazzi), nel protestare quando le cose andavano male ecc…
Ma ha tolto lo “spirito imprenditoriale” nell’ascolano.
Tutti pronti a lavorare secondo le regole e anche con qualità e professione, ma pochissimi (li contiamo sulle dita di una mano) disposti ad intraprendere, investire, rischiare, responsabilizzarsi in maniera vera nel mondo dell’economia, ecc…
Questo ha fatto sì che, nel momento della crisi di quel sistema assistito andato a sposarsi con una crisi economica (già quando era ai bagliori, non facciamoci ingannare dal perdurare di questa crisi attuale. Le ns fabbriche in zona e l’indotto, hanno cominciato a chiudere una dopo l’altra alle prime avvisaglie della crisi, segno di una struttura fragile e una mentalità di poco respiro.
Così sarebbe per l’Ascoli futuro.
Se la tifoseria non si prende le sue responsabilità vere, e non alza l’asticella della sfida ai massimi livelli, rischia, passato Bellini con i suoi soci, di tornare agli ultimi sei o sette anni, se non fa dei passi importanti, assumendosi dei rischi.
Occorre dialogare con la Società per capire la fattibilità finanziaria e strutturale dell’opera. Attingendo a tutti i canali possibili e sviscerandoli o farglieli sviscerare.
Per la sostenibilità iniziale dell’investimento (i capitali)
Accordi con le Istituzioni per capire e conoscere fino a dove possono arrivare in un progetto che preveda (anche in futuro) la proprietà dello stadio tutto inteso.
Accordi con le Federazioni di riferimento per capire e conoscere di quanto e come possono venire incontro a una società che fa simile investimento.
Accordi istituzionali con chi può partecipare ad un’opera di alto valore sociale (quale diverrà il futuro stadio dell’ASCOLI! Perché questo deve divenire): immagino la Fondazione Carisap con contributi a fondo perduto per esempio.
Accordi istituzionali con la TIFOSERIA (in questo caso investendo l’Associaizone che ha natura giuridica) che lavori e si impegni a sensibilizzare la partecipazione (in varie forme. Alcune delle quali, magari, le vediamo nel prosieguo di questo mio lungo scritto. Spero sia denso e non annoi. Infatti cerco di non orpellarlo di aggettivi e non renderlo pesante: asciutto.) di tanta tifoseria che va oltre il recuperabile (quella recuperabile è ns mission recuperarla a prescindere).
(immaginate uno stadio di proprietà. Già perché è nuovo e comodo potrà avere circa 1.000 spettatori in più. Lasciando netto: la categoria; il momento della squadra; la sensibilizzazione vs i tifosi.
No, 1.000 in più solamente perché è nuovo ed accogliente!
Poi.
Altri 1.000 (o dico cifre così. Non prendetemi alla lettera. Questi sono studi e lavori da fare seriamente. A me basta portare acqua alla causa che è quella della proprietà dello stadio)
perché, attraverso lo stadio si fanno innumerevoli iniziative che coinvolgono territori e città, che danno utile sociale e ricadono sul tessuto che invogliano questo numero a venire a vedere l’Ascoli – poi magari, iniziano a “portarlo “ più di noi eheheeheheh.
Già saremo 2.000 per una media di ricavo di 10 euro a biglietto fanno Euro 20.000;
se lo moltiplichiamo per venti/venticinque partite l’anno (perché uno stadio nuovo implica anche amichevoli di livello) fanno 400/500 mila euro in più di incassi derivanti unicamente dallo stadio nuovo, dinamico e accogliente.
(ma non basta! Molto altro deriverà dalla sua gestione di cui parlerò nel prossimo step.)
Immaginate un mutuo del Credito Sportivo trentennale.
Già 12/15 milioni (400/500 mila per i 30 anni di durata del mutuo) per l’operazione finanziaria potremmo tirarli su.
Ma la tifoseria deve farsi garante, non solo a parole, ma anche prendendo impegni veri e dettagliati,
con la governance della Società. )
Quando parlo di tifoseria che deve prendersi le responsabilità e di portare la sfida al massimo livello…ecco, questo è un esempio.
Se vogliamo qualcosa per sempre e di nostro e che l’Ascoli patrimonializzi.
La casa! La vera casa…
Per la sostenibilità economica (la gestione)
Uno stadio deve “vivere” sette giorni su sette per 365 gg l’anno.
Non deve essere una cattedrale nel deserto.
(non pensiamo, per favore, a esercizi, centri commerciali e attività economiche in genere.
Queste cose vengono dopo e solo se sappiamo generare elevati utili sociali che ricadono sulla comunità dei tifosi e non)
Le cose bisogna farle bene oppure è inutile iniziarle. Poi si sbaglia, nella strada intrapresa, ma questo è ovvio.
La società deve gestirlo a costo zero, anzi guadagnarci sopra. (almeno nella gestione e manutenzione ordinaria, per la straordinaria si deve fare un altro discorso)
Sviluppare sinergie positive da circolo virtuoso può farlo ( e questa governance attuale lo sa di certo. I segnali indicano che lo ha capito).
Come? Attraverso una tifoseria che si prende le responsabilità e non rimane lì a farsi assistere. (torniamo sempre lì). Anzi si attiva sia nell’impegno che con l’ingegno.
(la tifoseria è trasversale. Aggancia tutti i ceti sociali; vi appartengono tutte le professionalità, arti e artisti, imprenditori e operai, giovani, meno giovani; geograficamente arriva in diverse località italiane e paesi stranieri: è pregna nel territorio che va dal maceratese fino alla val vibrata e ad ovest verso l’amatriciano. Ha una tale potenza latente che non ci rediamo conto)
Immaginate l’area stadio praticamente in città.
Ci sono locali e sale. Molte.
Faccio solamente degli esempi (sto andando a braccio, anche se sono mesi che penso agli sviluppi atti a far crescere la tifoseria affinchè possa emendarsi da gestioni tipo benigni per sempre).
La tifoseria fa accordi formali e giuridici con la società per la gestione dello stadio (tutto inteso: dal manto erboso, agli spogliatoi, alle pulizie, all’innalzamento socio-culturale ed economico dell’intero impianto).
Dentro questo stadio, ad esempio, ci sono diversi uffici ove le società sportive dilettantistiche cittadine e anche le altre di discipline sportive, ci fanno le loro sedi.
Ci sono anche sale riunioni attrezzate. Molto attrezzate. Che vengono usate da gruppi della tifoseria (immaginiamo gli ultras); dalle associazioni no-profit (che lavorano per il sociale. Ricordiamoci che tra qualche anno, come da progetto presentato, nasce la “Bottega del sociale” della Fondazione Carisap presos i locali ex cinema Olimpia. Dove tutte le associazioni no-profit avranno i loro sportelli e dei sostegni a livello di consulenza e non solo. Se abbiamo, nello stadio, delle sale attrezzate ad alta tecnologia con cui supportarle, quel luogo diverrà il crogiuolo della attività sociali cittadine e non. Come la Bottega del sociale diverrebbe il suolo amministrativo e non di dette associazioni).
Immaginate dentro quante idee e progetti nasceranno.
Un luogo che diverrà frequentatissimo, tutti i giorni. Lo stadio di Ascoli non più cattedrale sempre chiusa ma luogo open comunque e fulcro di attività che generano utile sociale.
L’Associaizone dei tifosi (ovvero la tifoseria) giuridicamente riconosciuta che gestirà spazi e tempi, sarà essa stessa di aiuto a dette associazione nell’operatività e riuscita dei progetti sociali.
Lo può fare perché andrà in aiuto quand’anche sarà partner ecc…
Un piccolo esempio: l’Associaizone Ascoli da Vivere decide di pulire, come fa, la città dalle scritte sui monumenti e nelle rue e da immondizia cronica. Decide insomma di restituire decoro alla città storica.
Numericamente la sua forza di volontari, encomiabili, si attiva, ma arriva fin dove può (e Ascoli da Vivere, il suo lavoro, lo fa quasi sempre bene e al meglio).
La tifoseria, partecipe gomito a gomito con lei, decide di aiutare in questo lavoro.
Guidata dai responsabili di Ascoli da Vivere mette a disposizione centinaia di braccia in più e non solo braccia, per la riuscita del progetto “decoro”.
Inoltre, dato la presa che la tifoseria dell’Ascoli ha sull’opinione pubblica, aiuta a dare voce e forza all’educazione al decoro che Ascoli da Vivere fa alla cittadinanza.
Si rende molto più vigile (la tifoseria), perché estesa e trasversale, degli associati della no-profit.
Otterremo cinque risultati in uno (con una sinergia tra Ascoli da Vivere e chi “porta l’Ascoli”.
1) Il decoro della città sarà migliore sia nell’immediato che nel tempo.
2) La gradevolezza non farà dire al turista (e all’ascolano): “Ascoli è bella, sì. Però se fosse tenuta meglio…”
3) Svilupperebbe nel tifoso un senso civico migliore e dinamico (sempre più pronto a dare
Il suo contributo al decoro della città)
4) Attrarrebbe “Ascoli da Vivere” verso un giudizio sempre più positivo verso il tifoso di calcio. Non lo vedrebbe più come il matto che va vedere la partita dove giocano milionari in mutande invece di pensare a cose più serie. Si romperebbe questo pregiudizio. E anzi il tifoso che porta l’Ascoli verrebbe visto, finalmente, come una vera e propria “risorsa sociale”!
Capite?
(adesso sviluppiamo questo per diversi ambiti sociali cittadini e per diversi progetti , quante “risorse utili socialmente” creeremmo)
Lo stadio e i suoi tifosi come il centro dell’utilità sociale della città. Grazie al suo luogo (lo stadio) e ai suoi numeri (solo oggi l’Associazione Solo x l’Ascoli, ad esempio, conta 700 iscritti.
Mettiamoci pure che gli spazi possono essere notevoli.
Immaginiamo di farci dentro (con l’aiuto del Comune, stavolta sì) una biblioteca di altissimo profilo e tecnologicamente avanzatissima (tipo e meglio di quella di Maiolati-Spontini a Moie). Utilissima per le scuole e per gli studenti anche universitari. Ma anche per le persone normali che hanno bisogno di trovare cultura.
Ma un qualcosa con un target culturale, tecnologico e etico di altissimo valore.
Frequentatissima, aperta per molte ore, dinamica, foriera di incontri per tutti i tipi di cultura giovanile e non. Di profilo elevato.
Lo stadio avrebbe la vita tutti i giorni e tutte le ore.
(ora io ho detto la mia, ma immaginiamo che circolo di idee e di cose la tifoseria può sviluppare. Io conto per uno, naturalmente, Tenete sempre presente che le mie sono solamente esempi per far vivere lo stadio giornalmente)
Già uniremmo in connubio: cultura-apprendimento-studio-socialità-sport in un solo collante: L’ASCOLI!
Il tutto corredato da una tecnologia d’avanguardia.
Dentro lo stadio, i suoi luoghi debbono avere nel tutto una tecnologia d’avanguardia, capaci di essere utili nel luogo e altrove contemporaneamente.
Capisco di essermi dilungato, è quasi un’ora che scrivo a braccio eheheheheheheh
Seguitemi un altro attimo. Anche domani o più tardi. Metteteci dell’altro vostro.
Sbizzarritevi. Seguite i vs desiderata.
Torniamo a noi.
Oltre questo dentro ci sarà il museo dell’Ascoli unito a molto di Ascoli e territori. (va bene).
Ma la tifoseria cosa fa e come riesce a tirare su le risorse per pagare tutto questo e attrarne altre per la Società di calcio?
La cosa non è facile. Va graduata.
Step by step.
I progetti vanno rispettati nei gantt delle operazioni e nel reperimento delle risorse economiche, altrimenti sono invalidi.
Ripeto: oltre l’impegno, le belle idee, ci vuole l’ingegno, l’abnegazione e l’approccio professionale e la collaborazione stretta e ferrea, istituzionale, con la propria società ASCOLI.
Questo luogo, in un modo o nell’altro, che è lo stadio, è vivo, con le iniziative e attività intraprese.
Quindi frequentato e qua ci agganciamo le attività commerciali (gestite direttamente e non) tipiche dei luoghi frequentati. Con target adeguati al luogo.
Quindi si cominciano a vedere le risorse.
Che non bastano è ovvio.
Immaginiamo una tifoseria tesa a fare merchandising sul proprio marchio che è la sua squadra sportiva.
Ma non ad Ascoli e territori, bensì nel mondo attraverso canali telematici e utilizzando le più avanzate tecnologie atte a suscitare interessi.
Un sito (di altissimo target, ben strutturato, esaustivo e professionalmente valido per reggere gli impatti e gli obiettivi che si prefigge) che raccolga attorno a sé, partendo dall’Ascoli (con tutto quel che è: dalla storia, alla fotografia, ai risultati ecc…), tutti gli altri riguardanti Ascoli, i suoi territori, le sue eccellenze, la sua cultura, le sue Istituzioni (anche nei funzionamenti anche di semplice utilità), le sue accoglienze, i suoi luoghi commerciali, le sue storie, le sue tradizioni, i suoi progetti, le sue cose da mettere in vetrina ecc…
E che si propaghi, partendo dall’Ascoli, per il mondo.
Avete idea di quanta forza ha lo scouting di una tifoseria come quella ascolana, sparsa nel mondo?
Convogliando questa forza, coagulandola, rendendola partecipe dei destini della propria squadra del cuore, essa propagherà non solo lo sport, ma tutto quel che ne consegue, dalla cultura, ai prodotti d’eccellenza, ai luoghi, all’arte (immaginate solamente che attraverso il sito della tifoseria, si agganci quel gruppo eccellente che è “Ascoli: la città del travertino” presente su face book. Sarebbe il biglietto più in vista e più partecipe per l’attrazione del turismo reale e virtuale di Ascoli nel mondo.)
Sembra fantascienza, vero? No. È frutto di impegno e ingegno e di fare le cose per gradi e seriamente. Senza aver paura che l’asticella è alta. Bisogna allenarsi e prepararsi a puntino.
Metterci coscienza e essere consapevoli che “chi porta l’Ascoli” questo lo può fare. Perché ha la passione ed è tutt’uno con la squadra.
Creare canali simili significa trovare e far trovare, diversi sponsor che verranno attratti dalla possibilità di essere agganciati a simile canale, perchè possono vendere i loro prodotti e perché si fanno conoscere da possibili innumerevoli clienti. (qui, col tempo, la tifoseria gestore del canale deve istituire anche una task force di “nucleo di controllo qualità professionali” che siano anche in grado di fare audit di qualità agli inserzionisti e ai prodotti che reclamizzano e vendono attraverso detto canale. Sempre perché o le cose le facciamo bene o è meglio non farle affatto e restare con questi quattro guai)
Ti finanzieranno loro detto canale e sarà loro interesse darti le risorse per sviluppare i progetti.
Sia attraverso sponsorizzazioni dirette che finanziando e capitalizzando la società. Oppure l’Associaizone che li usa per acquisire, e quindi portare capitali, quote del capitale dell’Ascoli.
Aiutando la società. Senza mai toccare le scelte sportive che spettano di stretto dominio di chi la governa.
Visto dove si arriva (e ci si arriva)?
Questo darebbe, nel tempo, una base sempre più solida alla società, equilibrandola sempre più, e capace di resistere ai momenti di tempesta e agli avventurieri.
Creerebbe una saldatura inossidabile tra: Società-tifoseria-territorio-socialità, difficile da spezzare.
Dai mi fermo qui, ci sarebbe molto altro. Perché non si è parlato di Centro Sportivo e della necessità, sempre col tempo e coi passi giusti ma già guardandola da adesso, della creazione di una polisportiva ASCOLI che racchiuda e dia gli spazi, a diversi altri sport cosiddetti minori.
L’Ascoli al centro di tutto, la passione sempre viva, il bianconero come nucleo centrale imprescindibile che, come una pietra gettata nello stagno, propaga le sue onde. Un continuo gettare pietre nello stagno e un continuo propagarsi.
Il tifoso davvero sentirà l’Ascoli come “sua” e come qualcosa che gli appartiene perché sarà lui il primo a curarla e mantenerla.
Con questa Società fatta da questi uomini che io ritengo capaci e illuminati, questo discorso e questi progetti potranno avere spazio (molto più di quel che crediamo.).
Ecco perché il futuro immediato del progetto stadio deve prevedere la PROPRIETA’ dello stesso all’Ascoli. Anche nel tempo…ma questo è un must cui la tifoseria deve guardare e convincere con la forza della propria credibilità (e dei fatti….non dimentichiamolo) i nuovi proprietari a non perdere questa possibilità.
Qualsiasi cosa e qualsiasi vincolo burocratico ci sia.
Ragazzi, con Francesco Bellini e soci, possiamo mettere le fondamenta per un Ascoli che ci sopravviva a tutti attuale proprietà e attuale tifoseria comprese.
Non c’è solo il domani c’è anche il dopodomani, non dimentichiamocelo mai.
Inciso personale.
Io credo che in questi 130 giorni di mandato presidenziale dell’Associaizone Solo x l’Ascoli sono riuscito nel mio primo intento: far mantenere una dignità alla tifoseria calpestata negli ultimi 6/7 anni.
Ho lavorato
(sempre insieme a tutti è. Non dimentichiamo che questo è stato un lavoro e dei desiderata comuni a moltissimi di noi dentro l’Associaizone. Il merito è del gruppo e della saldatura che ha saputo creare con le altre componenti la tifoseria, Ultras in primis, ragazzi incredibili)
per darle una credibilità a tutti i livelli (non so se ci siamo riusciti bene).
Certamente abbiamo mantenuto e continueremno a mantenere un profilo etico altissimo.
Moralmente ineccepibili (senza moralismi) e concreti negli obiettivi.
Si pensi solamente alla gestione ferrea a e specchiata, fino all’euro, della raccolta fondi effettuata per l’esercizio provvisorio della curatela fallimentare (di cui fra un paio di settimane daremo tutti i resoconti senza artefizi).
Anche se, finora, facendo un parallelo, pensiamo che l’Associaizone sia un ospedale.
Ha dovuto lavorare, giocoforza, dati gli avvenimenti che si succedevano un giorno sì e l’altro pure, da settembre al 6 febbraio, e fungere unicamente da Pronto Soccorso.
Lo ha fatto abbastanza bene, ma tutto era incentrato solamente sul Pronto Soccorso.
Adesso è ora che funzioni da ospedale vero: con sale operatorie, attrezzature adatte e specifiche, eccellenze e corsie e sale d’aspetto.
Adesso però, è ora di lasciare (a parte l’ordinario che espleterò in un paio di mesi, dato le responsabilità, fino ad arrivare alla prima assemblea generale degli associati) a un altro che vorrà venire dopo di me.
Le linee guida, dal supporter trust alle future possibili strade, le ho indicate.
Certo, da carattere, ho scelto sempre le strade più difficili.
Perché se ho un dubbio scelgo sempre quella più difficile.
Ma questo, è certo, è l’unica strada, anche se magari scomodissima, anche se l’altra ce l’avevi tracciata, che ci fa crescere e non ci fa rimpiangere nulla.
Mi spiace, e parlo a quelle persone che hanno percorso e aperto con me queste strade impervie, di avervi messo così sotto torchio.
Io ve lo volevo dire, quando mi avete eletto per acclamazione, che avrei percorso certi sentieri ehehehehehehheheh
Maurizio "Cera" Castelli
Questione Stadio
E’ di fondamentale importanza per il futuro della tifoseria ascolana, per la società e per il “portare l’Ascoli” inteso come valore sociale di primaria importanza.
Lo stadio qualunque cosa si decida tecnicamente, deve arrivare ad essere di proprietà.
Immediatamente o attraverso percorsi di riscatto di proprietà ecc…
Ragazzi, pensateci, oggi chi voleva comprare l’Ascoli di Benigni cosa acquistava?
Capece e qualcun altro e basta! (nemmeno un cencio di centro sportivo!) Oltre al blasone di una storia, sia ben chiaro.
Invece, proprio adesso che abbiamo finalmente una proprietà illuminata (rendiamoci conto. Non è la situazione economica solida – che è notevole - la vera forza di questa proprietà, ma la sua “veduta e la sua intelligence”!
I suoi componenti formeranno una governance orientata al bene dell’Ascoli tenendo in conto i valori sociali.
Fateci caso, da quel poco che abbiamo potuto vedere emerge una qualità in queste persone:
come le stoffe scozzesi: sono preziose al tatto fuori, curate e ben fatte, eleganti; ebbene, se le rivolti, mantengono la stessa preziosità.
Impressionante!
Almeno questo è quello che ho ricavato in questi giorni, vedendole da vicino: da Francesco e Signora, a Battista e Piero, fino a Giuliano e Gianluca.) e capace.
Si tratti di riqualificare il Del Duca (e l’area) o si tratti di rifarlo ex-novo in altro sito.
(Io preferisco riqualificare il Del Duca per tutta una serie di motivi, che non vanno solamente verso i motivi della tradizione ecc… ma tutti gli stadi moderni, d’Europa, (Germania e Inghilterra in primis) sono ubicati nell’area urbana delle città.
Lo stadio che “vive” sette giorni su sette per 365 giorni l’anno. Centro di tutta una serie di attività e iniziative (sportive, sociali, culturali, economiche) dinamiche e tutte che indicano che “l’ASCOLI” c’è.)
Ma divenirne proprietari implica una serie di problemi finanziari ed economici.
Non basta dire “vogliamo questo e chiediamo quest’altro”: occorre prenderci le nostre responsabilità come tifoseria.
Capiamo che non deve esistere l’assistenzialismo politico o di altro genere, dobbiamo cambiare cultura come tifoseria.
Come la ns zona industriale nata con la Cassa del Mezzogiorno.
Ci ha assistito dandoci un immenso serbatoio di lavoro e di benessere per vent’anni.
Ci ha fatto bravissimi nel sindacare diritti del lavoro (giusti per carità. Non fraintendetemi, voglio dire altro, ragazzi), nel protestare quando le cose andavano male ecc…
Ma ha tolto lo “spirito imprenditoriale” nell’ascolano.
Tutti pronti a lavorare secondo le regole e anche con qualità e professione, ma pochissimi (li contiamo sulle dita di una mano) disposti ad intraprendere, investire, rischiare, responsabilizzarsi in maniera vera nel mondo dell’economia, ecc…
Questo ha fatto sì che, nel momento della crisi di quel sistema assistito andato a sposarsi con una crisi economica (già quando era ai bagliori, non facciamoci ingannare dal perdurare di questa crisi attuale. Le ns fabbriche in zona e l’indotto, hanno cominciato a chiudere una dopo l’altra alle prime avvisaglie della crisi, segno di una struttura fragile e una mentalità di poco respiro.
Così sarebbe per l’Ascoli futuro.
Se la tifoseria non si prende le sue responsabilità vere, e non alza l’asticella della sfida ai massimi livelli, rischia, passato Bellini con i suoi soci, di tornare agli ultimi sei o sette anni, se non fa dei passi importanti, assumendosi dei rischi.
Occorre dialogare con la Società per capire la fattibilità finanziaria e strutturale dell’opera. Attingendo a tutti i canali possibili e sviscerandoli o farglieli sviscerare.
Per la sostenibilità iniziale dell’investimento (i capitali)
Accordi con le Istituzioni per capire e conoscere fino a dove possono arrivare in un progetto che preveda (anche in futuro) la proprietà dello stadio tutto inteso.
Accordi con le Federazioni di riferimento per capire e conoscere di quanto e come possono venire incontro a una società che fa simile investimento.
Accordi istituzionali con chi può partecipare ad un’opera di alto valore sociale (quale diverrà il futuro stadio dell’ASCOLI! Perché questo deve divenire): immagino la Fondazione Carisap con contributi a fondo perduto per esempio.
Accordi istituzionali con la TIFOSERIA (in questo caso investendo l’Associaizone che ha natura giuridica) che lavori e si impegni a sensibilizzare la partecipazione (in varie forme. Alcune delle quali, magari, le vediamo nel prosieguo di questo mio lungo scritto. Spero sia denso e non annoi. Infatti cerco di non orpellarlo di aggettivi e non renderlo pesante: asciutto.) di tanta tifoseria che va oltre il recuperabile (quella recuperabile è ns mission recuperarla a prescindere).
(immaginate uno stadio di proprietà. Già perché è nuovo e comodo potrà avere circa 1.000 spettatori in più. Lasciando netto: la categoria; il momento della squadra; la sensibilizzazione vs i tifosi.
No, 1.000 in più solamente perché è nuovo ed accogliente!
Poi.
Altri 1.000 (o dico cifre così. Non prendetemi alla lettera. Questi sono studi e lavori da fare seriamente. A me basta portare acqua alla causa che è quella della proprietà dello stadio)
perché, attraverso lo stadio si fanno innumerevoli iniziative che coinvolgono territori e città, che danno utile sociale e ricadono sul tessuto che invogliano questo numero a venire a vedere l’Ascoli – poi magari, iniziano a “portarlo “ più di noi eheheeheheh.
Già saremo 2.000 per una media di ricavo di 10 euro a biglietto fanno Euro 20.000;
se lo moltiplichiamo per venti/venticinque partite l’anno (perché uno stadio nuovo implica anche amichevoli di livello) fanno 400/500 mila euro in più di incassi derivanti unicamente dallo stadio nuovo, dinamico e accogliente.
(ma non basta! Molto altro deriverà dalla sua gestione di cui parlerò nel prossimo step.)
Immaginate un mutuo del Credito Sportivo trentennale.
Già 12/15 milioni (400/500 mila per i 30 anni di durata del mutuo) per l’operazione finanziaria potremmo tirarli su.
Ma la tifoseria deve farsi garante, non solo a parole, ma anche prendendo impegni veri e dettagliati,
con la governance della Società. )
Quando parlo di tifoseria che deve prendersi le responsabilità e di portare la sfida al massimo livello…ecco, questo è un esempio.
Se vogliamo qualcosa per sempre e di nostro e che l’Ascoli patrimonializzi.
La casa! La vera casa…
Per la sostenibilità economica (la gestione)
Uno stadio deve “vivere” sette giorni su sette per 365 gg l’anno.
Non deve essere una cattedrale nel deserto.
(non pensiamo, per favore, a esercizi, centri commerciali e attività economiche in genere.
Queste cose vengono dopo e solo se sappiamo generare elevati utili sociali che ricadono sulla comunità dei tifosi e non)
Le cose bisogna farle bene oppure è inutile iniziarle. Poi si sbaglia, nella strada intrapresa, ma questo è ovvio.
La società deve gestirlo a costo zero, anzi guadagnarci sopra. (almeno nella gestione e manutenzione ordinaria, per la straordinaria si deve fare un altro discorso)
Sviluppare sinergie positive da circolo virtuoso può farlo ( e questa governance attuale lo sa di certo. I segnali indicano che lo ha capito).
Come? Attraverso una tifoseria che si prende le responsabilità e non rimane lì a farsi assistere. (torniamo sempre lì). Anzi si attiva sia nell’impegno che con l’ingegno.
(la tifoseria è trasversale. Aggancia tutti i ceti sociali; vi appartengono tutte le professionalità, arti e artisti, imprenditori e operai, giovani, meno giovani; geograficamente arriva in diverse località italiane e paesi stranieri: è pregna nel territorio che va dal maceratese fino alla val vibrata e ad ovest verso l’amatriciano. Ha una tale potenza latente che non ci rediamo conto)
Immaginate l’area stadio praticamente in città.
Ci sono locali e sale. Molte.
Faccio solamente degli esempi (sto andando a braccio, anche se sono mesi che penso agli sviluppi atti a far crescere la tifoseria affinchè possa emendarsi da gestioni tipo benigni per sempre).
La tifoseria fa accordi formali e giuridici con la società per la gestione dello stadio (tutto inteso: dal manto erboso, agli spogliatoi, alle pulizie, all’innalzamento socio-culturale ed economico dell’intero impianto).
Dentro questo stadio, ad esempio, ci sono diversi uffici ove le società sportive dilettantistiche cittadine e anche le altre di discipline sportive, ci fanno le loro sedi.
Ci sono anche sale riunioni attrezzate. Molto attrezzate. Che vengono usate da gruppi della tifoseria (immaginiamo gli ultras); dalle associazioni no-profit (che lavorano per il sociale. Ricordiamoci che tra qualche anno, come da progetto presentato, nasce la “Bottega del sociale” della Fondazione Carisap presos i locali ex cinema Olimpia. Dove tutte le associazioni no-profit avranno i loro sportelli e dei sostegni a livello di consulenza e non solo. Se abbiamo, nello stadio, delle sale attrezzate ad alta tecnologia con cui supportarle, quel luogo diverrà il crogiuolo della attività sociali cittadine e non. Come la Bottega del sociale diverrebbe il suolo amministrativo e non di dette associazioni).
Immaginate dentro quante idee e progetti nasceranno.
Un luogo che diverrà frequentatissimo, tutti i giorni. Lo stadio di Ascoli non più cattedrale sempre chiusa ma luogo open comunque e fulcro di attività che generano utile sociale.
L’Associaizone dei tifosi (ovvero la tifoseria) giuridicamente riconosciuta che gestirà spazi e tempi, sarà essa stessa di aiuto a dette associazione nell’operatività e riuscita dei progetti sociali.
Lo può fare perché andrà in aiuto quand’anche sarà partner ecc…
Un piccolo esempio: l’Associaizone Ascoli da Vivere decide di pulire, come fa, la città dalle scritte sui monumenti e nelle rue e da immondizia cronica. Decide insomma di restituire decoro alla città storica.
Numericamente la sua forza di volontari, encomiabili, si attiva, ma arriva fin dove può (e Ascoli da Vivere, il suo lavoro, lo fa quasi sempre bene e al meglio).
La tifoseria, partecipe gomito a gomito con lei, decide di aiutare in questo lavoro.
Guidata dai responsabili di Ascoli da Vivere mette a disposizione centinaia di braccia in più e non solo braccia, per la riuscita del progetto “decoro”.
Inoltre, dato la presa che la tifoseria dell’Ascoli ha sull’opinione pubblica, aiuta a dare voce e forza all’educazione al decoro che Ascoli da Vivere fa alla cittadinanza.
Si rende molto più vigile (la tifoseria), perché estesa e trasversale, degli associati della no-profit.
Otterremo cinque risultati in uno (con una sinergia tra Ascoli da Vivere e chi “porta l’Ascoli”.
1) Il decoro della città sarà migliore sia nell’immediato che nel tempo.
2) La gradevolezza non farà dire al turista (e all’ascolano): “Ascoli è bella, sì. Però se fosse tenuta meglio…”
3) Svilupperebbe nel tifoso un senso civico migliore e dinamico (sempre più pronto a dare
Il suo contributo al decoro della città)
4) Attrarrebbe “Ascoli da Vivere” verso un giudizio sempre più positivo verso il tifoso di calcio. Non lo vedrebbe più come il matto che va vedere la partita dove giocano milionari in mutande invece di pensare a cose più serie. Si romperebbe questo pregiudizio. E anzi il tifoso che porta l’Ascoli verrebbe visto, finalmente, come una vera e propria “risorsa sociale”!
Capite?
(adesso sviluppiamo questo per diversi ambiti sociali cittadini e per diversi progetti , quante “risorse utili socialmente” creeremmo)
Lo stadio e i suoi tifosi come il centro dell’utilità sociale della città. Grazie al suo luogo (lo stadio) e ai suoi numeri (solo oggi l’Associazione Solo x l’Ascoli, ad esempio, conta 700 iscritti.
Mettiamoci pure che gli spazi possono essere notevoli.
Immaginiamo di farci dentro (con l’aiuto del Comune, stavolta sì) una biblioteca di altissimo profilo e tecnologicamente avanzatissima (tipo e meglio di quella di Maiolati-Spontini a Moie). Utilissima per le scuole e per gli studenti anche universitari. Ma anche per le persone normali che hanno bisogno di trovare cultura.
Ma un qualcosa con un target culturale, tecnologico e etico di altissimo valore.
Frequentatissima, aperta per molte ore, dinamica, foriera di incontri per tutti i tipi di cultura giovanile e non. Di profilo elevato.
Lo stadio avrebbe la vita tutti i giorni e tutte le ore.
(ora io ho detto la mia, ma immaginiamo che circolo di idee e di cose la tifoseria può sviluppare. Io conto per uno, naturalmente, Tenete sempre presente che le mie sono solamente esempi per far vivere lo stadio giornalmente)
Già uniremmo in connubio: cultura-apprendimento-studio-socialità-sport in un solo collante: L’ASCOLI!
Il tutto corredato da una tecnologia d’avanguardia.
Dentro lo stadio, i suoi luoghi debbono avere nel tutto una tecnologia d’avanguardia, capaci di essere utili nel luogo e altrove contemporaneamente.
Capisco di essermi dilungato, è quasi un’ora che scrivo a braccio eheheheheheheh
Seguitemi un altro attimo. Anche domani o più tardi. Metteteci dell’altro vostro.
Sbizzarritevi. Seguite i vs desiderata.
Torniamo a noi.
Oltre questo dentro ci sarà il museo dell’Ascoli unito a molto di Ascoli e territori. (va bene).
Ma la tifoseria cosa fa e come riesce a tirare su le risorse per pagare tutto questo e attrarne altre per la Società di calcio?
La cosa non è facile. Va graduata.
Step by step.
I progetti vanno rispettati nei gantt delle operazioni e nel reperimento delle risorse economiche, altrimenti sono invalidi.
Ripeto: oltre l’impegno, le belle idee, ci vuole l’ingegno, l’abnegazione e l’approccio professionale e la collaborazione stretta e ferrea, istituzionale, con la propria società ASCOLI.
Questo luogo, in un modo o nell’altro, che è lo stadio, è vivo, con le iniziative e attività intraprese.
Quindi frequentato e qua ci agganciamo le attività commerciali (gestite direttamente e non) tipiche dei luoghi frequentati. Con target adeguati al luogo.
Quindi si cominciano a vedere le risorse.
Che non bastano è ovvio.
Immaginiamo una tifoseria tesa a fare merchandising sul proprio marchio che è la sua squadra sportiva.
Ma non ad Ascoli e territori, bensì nel mondo attraverso canali telematici e utilizzando le più avanzate tecnologie atte a suscitare interessi.
Un sito (di altissimo target, ben strutturato, esaustivo e professionalmente valido per reggere gli impatti e gli obiettivi che si prefigge) che raccolga attorno a sé, partendo dall’Ascoli (con tutto quel che è: dalla storia, alla fotografia, ai risultati ecc…), tutti gli altri riguardanti Ascoli, i suoi territori, le sue eccellenze, la sua cultura, le sue Istituzioni (anche nei funzionamenti anche di semplice utilità), le sue accoglienze, i suoi luoghi commerciali, le sue storie, le sue tradizioni, i suoi progetti, le sue cose da mettere in vetrina ecc…
E che si propaghi, partendo dall’Ascoli, per il mondo.
Avete idea di quanta forza ha lo scouting di una tifoseria come quella ascolana, sparsa nel mondo?
Convogliando questa forza, coagulandola, rendendola partecipe dei destini della propria squadra del cuore, essa propagherà non solo lo sport, ma tutto quel che ne consegue, dalla cultura, ai prodotti d’eccellenza, ai luoghi, all’arte (immaginate solamente che attraverso il sito della tifoseria, si agganci quel gruppo eccellente che è “Ascoli: la città del travertino” presente su face book. Sarebbe il biglietto più in vista e più partecipe per l’attrazione del turismo reale e virtuale di Ascoli nel mondo.)
Sembra fantascienza, vero? No. È frutto di impegno e ingegno e di fare le cose per gradi e seriamente. Senza aver paura che l’asticella è alta. Bisogna allenarsi e prepararsi a puntino.
Metterci coscienza e essere consapevoli che “chi porta l’Ascoli” questo lo può fare. Perché ha la passione ed è tutt’uno con la squadra.
Creare canali simili significa trovare e far trovare, diversi sponsor che verranno attratti dalla possibilità di essere agganciati a simile canale, perchè possono vendere i loro prodotti e perché si fanno conoscere da possibili innumerevoli clienti. (qui, col tempo, la tifoseria gestore del canale deve istituire anche una task force di “nucleo di controllo qualità professionali” che siano anche in grado di fare audit di qualità agli inserzionisti e ai prodotti che reclamizzano e vendono attraverso detto canale. Sempre perché o le cose le facciamo bene o è meglio non farle affatto e restare con questi quattro guai)
Ti finanzieranno loro detto canale e sarà loro interesse darti le risorse per sviluppare i progetti.
Sia attraverso sponsorizzazioni dirette che finanziando e capitalizzando la società. Oppure l’Associaizone che li usa per acquisire, e quindi portare capitali, quote del capitale dell’Ascoli.
Aiutando la società. Senza mai toccare le scelte sportive che spettano di stretto dominio di chi la governa.
Visto dove si arriva (e ci si arriva)?
Questo darebbe, nel tempo, una base sempre più solida alla società, equilibrandola sempre più, e capace di resistere ai momenti di tempesta e agli avventurieri.
Creerebbe una saldatura inossidabile tra: Società-tifoseria-territorio-socialità, difficile da spezzare.
Dai mi fermo qui, ci sarebbe molto altro. Perché non si è parlato di Centro Sportivo e della necessità, sempre col tempo e coi passi giusti ma già guardandola da adesso, della creazione di una polisportiva ASCOLI che racchiuda e dia gli spazi, a diversi altri sport cosiddetti minori.
L’Ascoli al centro di tutto, la passione sempre viva, il bianconero come nucleo centrale imprescindibile che, come una pietra gettata nello stagno, propaga le sue onde. Un continuo gettare pietre nello stagno e un continuo propagarsi.
Il tifoso davvero sentirà l’Ascoli come “sua” e come qualcosa che gli appartiene perché sarà lui il primo a curarla e mantenerla.
Con questa Società fatta da questi uomini che io ritengo capaci e illuminati, questo discorso e questi progetti potranno avere spazio (molto più di quel che crediamo.).
Ecco perché il futuro immediato del progetto stadio deve prevedere la PROPRIETA’ dello stesso all’Ascoli. Anche nel tempo…ma questo è un must cui la tifoseria deve guardare e convincere con la forza della propria credibilità (e dei fatti….non dimentichiamolo) i nuovi proprietari a non perdere questa possibilità.
Qualsiasi cosa e qualsiasi vincolo burocratico ci sia.
Ragazzi, con Francesco Bellini e soci, possiamo mettere le fondamenta per un Ascoli che ci sopravviva a tutti attuale proprietà e attuale tifoseria comprese.
Non c’è solo il domani c’è anche il dopodomani, non dimentichiamocelo mai.
Inciso personale.
Io credo che in questi 130 giorni di mandato presidenziale dell’Associaizone Solo x l’Ascoli sono riuscito nel mio primo intento: far mantenere una dignità alla tifoseria calpestata negli ultimi 6/7 anni.
Ho lavorato
(sempre insieme a tutti è. Non dimentichiamo che questo è stato un lavoro e dei desiderata comuni a moltissimi di noi dentro l’Associaizone. Il merito è del gruppo e della saldatura che ha saputo creare con le altre componenti la tifoseria, Ultras in primis, ragazzi incredibili)
per darle una credibilità a tutti i livelli (non so se ci siamo riusciti bene).
Certamente abbiamo mantenuto e continueremno a mantenere un profilo etico altissimo.
Moralmente ineccepibili (senza moralismi) e concreti negli obiettivi.
Si pensi solamente alla gestione ferrea a e specchiata, fino all’euro, della raccolta fondi effettuata per l’esercizio provvisorio della curatela fallimentare (di cui fra un paio di settimane daremo tutti i resoconti senza artefizi).
Anche se, finora, facendo un parallelo, pensiamo che l’Associaizone sia un ospedale.
Ha dovuto lavorare, giocoforza, dati gli avvenimenti che si succedevano un giorno sì e l’altro pure, da settembre al 6 febbraio, e fungere unicamente da Pronto Soccorso.
Lo ha fatto abbastanza bene, ma tutto era incentrato solamente sul Pronto Soccorso.
Adesso è ora che funzioni da ospedale vero: con sale operatorie, attrezzature adatte e specifiche, eccellenze e corsie e sale d’aspetto.
Adesso però, è ora di lasciare (a parte l’ordinario che espleterò in un paio di mesi, dato le responsabilità, fino ad arrivare alla prima assemblea generale degli associati) a un altro che vorrà venire dopo di me.
Le linee guida, dal supporter trust alle future possibili strade, le ho indicate.
Certo, da carattere, ho scelto sempre le strade più difficili.
Perché se ho un dubbio scelgo sempre quella più difficile.
Ma questo, è certo, è l’unica strada, anche se magari scomodissima, anche se l’altra ce l’avevi tracciata, che ci fa crescere e non ci fa rimpiangere nulla.
Mi spiace, e parlo a quelle persone che hanno percorso e aperto con me queste strade impervie, di avervi messo così sotto torchio.
Io ve lo volevo dire, quando mi avete eletto per acclamazione, che avrei percorso certi sentieri ehehehehehehheheh
Maurizio "Cera" Castelli