Isola di EXUMA (Bahamas)

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GREZZO
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Isola di EXUMA (Bahamas)

Messaggio da GREZZO » venerdì 22 marzo 2013, 12:11

Isola di EXUMA! Meta sconosciuta fino a metà dicembre 2012. Non ricordiamo come, perchè, in che modo e quando capitiamo sopra al link di EXUMA............on-line. Sta di fatto che il 26 Febbraio 2013, dopo una tappa di solo pernottamento al mastodontico MIAMI INTERNATIONAL AIRPORT HOTEL conclusasi con una corposa BREAK FAST a base di Bacon, Uova fritte e Patate in salsa di cipolla, alle ore 12:00 AM atterriamo con un volo AA sull'isola di Exuma dove ci aspetta un TAXI locale. Temperatura 88° fahrenheit, i nostri 31,11 gradi centigradi, umidità clamorosamente alta. Inizio niente male, visto che tutte le ricerche meteorologiche effettuate su scala internazionale, promettevano, in questo periodo, una base di temperatura oscillante tra i 24 e i 27 gradi centigradi giornalieri.
Il tassista è un "Morgan Freeman" locale che si mostra subito disponibile e cordiale con il suo perfetto inglese SLANG che ci mette in leggera difficoltà. Siamo abituati a trascorrere vacanze in località dove il nostro inglese è "sporco" come quello parlato-arrangiato dei locali e l'impatto con un inglese, pardon, americano perfetto, questa volta, ci lascia qualche debolezza...........ma è una elucubrazione, siamo alle BAHAMAS, lingua ufficiale Inglese.........l'U.S.A dei caraibi.
Durante il tragitto fino all'alloggio distante una 30ina di chilometri, abbiamo il primo impatto con l'isola. Densità di edificazione molto bassa, territorio pianeggiante e sorprendentemente "sterpaglioso": terra sabbiosa e roccia, vegetazione sofferente dove padroneggiano solo varie specie di succulente. Arrivano fino alla costa che viene addolcita da "sprazzi" di palma da cocco piuttosto tozza, bassa e dalle sfumatura gialle. Chiome di pino marino locale fanno il resto.
Succulente, palme e pini, terra sabbiosa e roccia.........significa che è un'isola poco poco piovosa.
Una leggera brezza, che ci terrà compagnia per tutta la vacanza, ci da il benvenuto e ci sistemiamo nella nostra GUEST HOUSE con affaccio e accesso direttamente sulla spiaggia. La baia su cui alloggiamo si chiama Flamengo Beach, una mezza luna di sabbia soffice color nocciola chiaro su cui si riversa un’acqua dalle infinite sfumature di celeste. Ci viene in mente il “pennarello a spirito” della Carioca che utilizzavamo da bambini o l’evidenziatore celeste che qualche volta ci capita ancora di usare in ufficio. E’ un celeste che in natura non avevamo ancora incontrato………………il mare disegnato dai bambini con il pennarello celeste della Carioca.
La temperatura dell’acqua non è altissima come quella dell’aria, ma ci permette abbondantemente di goderci il primo “bagno” alle Bahamas. A tratti l’orizzonte viene a mancare. Il confine tra cielo e mare ha le stesse sfumature di colore e se non fosse per qualche pezzo di nuvola si correrebbe il rischio di perdere la terza dimensione. Quei pezzi di piccole nuvole, tante, insistenti e zigzaganti intorno al sole………….tutti i giorni e a tutte le ore, sembrano messe lì apposta per una questione di tridimensionalità.
Chiudiamo la prima “mezza” giornata con un Conch fritto. Una conchiglia gigante sbattuta e fritta con una polpa che assomiglia molto a quella del Granchio………un po’ meno gustosa a dir la verità. Dopo che una connessione Wi-Fi ci “ha comunicato” gli esiti delle elezioni Italiane esordiamo con il primo sonno…….un bel sonno o sogno!

Con uno scooter 125 ci accingiamo ad esplorare l’isola. 75 chilometri per raggiungere l’estremo sud, 55 per l’estremo nord. George Town, la capitale dell’isola, si trova in posizione intermedia a 30 chilometri verso sud. George Town è un nome che restituisce quel tocco di importanza e di consistenza internazionale ma la cosa sconvolgente è che trattasi di un villaggio di 250 abitanti. Ha un suo supermarket, le sue 4 banche, il suo porto turistico, i suoi ministeri, i suoi ristoranti, il suo caffè………ma ha 250 abitanti. Se avessimo fatto una stima degli abitanti “galleggianti” sulle loro barche a vela e yatchs attraccati nel porto di George Town, sicuramente avremmo contato fino ad un numero almeno 10 volte più grande di quello degli abitanti della “capitale”. Sostiamo in un caffè e felici scopriamo la disponibilità del nostro Nespresso. Buono e identico a quello che beviamo in casa………solo che noi lo paghiamo 0,35 centesimi di euro e lì ce lo hanno venduto a 3,50 dollari cadauno. Leggermente più caro! Compriamo una bottiglietta d'acqua da litro alla modica cifra di 3,40 dollari e ci fermiamo a fare il pieno di benzina…………chissà quanto costa la benzina! Contraddizione delle contraddizioni: 5,80 dollari al gallone…………circa 1,20 euro al litro. Vabbè, valli un po’ a capire questi!
Dopo una 40ina di chilometri di buona strada ad asfalto grezzo :mrgreen: , con la sensazione di essere quasi dispersi in mezzo ad un mare di succulente e qualche sporadica palma da cocco, imbocchiamo uno sterrato sulla sinistra. In realtà era il quarto sterrato svoltato a sinistra dopo che nei tre precedenti non eravamo riusciti a cercare la nostra meta: la spiaggia del Tropico del Cancro. La quarta è quella giusta. Dopo un percorso TRIAL al limite, con il nostro scooter si apre davanti alla nostra vista un accecante baia che faceva da contrasto ad una linea irregolare verde-intenso disegnata da un andirivieni di piante succulente non molto alte. Gli 88° fahrenheit non si schiodano, fa molto caldo e il viaggio in scooter ci ha praticamente “lessati”.
La spiaggia è (ovviamente) attraversata dalla linea convenzionale del Tropico del Cancro e posso dire senza girarci attorno che lo scenario è mozzafiato. Non siamo dei puristi dell’acqua marina e ci siamo sempre trovati a giudicare un “luogo di mare” in base anche alle sfaccettature della vegetazione che gli cade attorno, alla intimità della natura………….....ma questa volta siamo costretti a rimanere senza parole solo guardando il mare. Sabbia e mare, celeste, blu, azzurro, sabbia……….mare e colori forti, brillanti, accecanti. Quando qualche pezzo di nuvola oscurava il sole, la bellezza svaniva per poi tornare più intensa di prima. Abbiamo dedotto che è il sole a creare quelle strane colorazioni. In questo posto di mondo il sole ha un’inclinazione capace di dipingere sfumature insolite. Non è il mare che ci è piaciuto di più tra quelli che abbiamo visto nelle nostre varie vacanze, ma il più bello in senso oggettivo! Durante la vacanza ci siamo tornati più volte. I 150 chilometri in scooter di andata e ritorno li valeva tutti……..e ogni giorno 400 metri di sabbia, un mare incantevole e soli………………e il soli costruisce il luogo ancora più emozionante.

In una di queste più volte, per pranzo proseguiamo oltre. Ci avevano indicato un ristorante dove cucinavano la migliore aragosta dell’Isola. Mentre percorrevamo gli ultimi chilometri stavamo pensando che era impossibile trovare un Ristorante in quel luogo così deserto di esseri umani. Eppure, quasi dal nulla, sbuca questo chiosco colorato a picco sul mare……….tra il fatiscente e il risistemato alla meno peggio, pieno di gente. Quasi come se fosse un Tempio, un Museo. Il chiosco è famoso perché Johnny Deep ci pranzava mentre girava in zona Il Pirata dei Caraibi-La Maledizione della prima luna. La signora del chiosco, ovviamente, non si è fatta sfuggire questa occasione squisita e tiene ben esposte le foto che la ritraggono con molti personaggi famosi. Si vabbè, ma a noi interessa l’aragosta. Due pentole, un forno a gas da quattro soldi…………….ma come la cucina questa aragosta questa signora di 100 chili? Con il suo sorriso e la sua simpatia che faceva da contorno a dei lineamenti rotondeggianti su quella pelle scurissima, la signora in dieci minuti ci ha “consegnato” la più buona aragosta di tutti i tempi. Cucinata in maniera del tutto personale, fritta ma non fritta, con un retrogusto quasi dolciastro della cipolla caramellata. Strepitosa! Soli 22 dollari di aragosta indimenticabile con una vista gratuita su di un mare accecante.

Altro giro altra corsa! Andiamo alla scoperta della parte nord dell’isola. Ci indicano una spiaggia tra le più belle dell’isola. Una cinquantina di chilometri in assoluta solitudine. L’isola appare più selvaggia e con "pezzi" di altitudine. La vegetazione è più rigogliosa, più densa ma comandano sempre le succulente. File di pali in legno si ergono dai lati della strada i cui cavi elettrici ne decrivono i confini. Viriamo a destra su di uno sterrato che dovrebbe essere quello giusto. Il dovrebbe è d'obbligo! Nessuna indicazione per la spiaggia ma a naso dovrebbe essere lo sterrato indicatoci………..il terzo dopo il cartello di Steventon. Ci inoltriamo. 3 chilometri di TRIAL allo stato puro anche qui, con pendenze limite per il nostro scooter. Mia moglie deve farsi un ampio tragitto a piedi.....in arrampicata. Alla fine di una discesa a picco……il paradiso! Cocoplum beach!
Io e mia moglie ci guardiamo. Meraviglia! Mi torna in mente una vecchia pubblicità dell’abbronzante Bilboa…………..mia moglie sostituisce egregiamente la modella. Ci ritroviamo in stile “orchidea selvaggia” in questa baia incantevole, intima, dolce. L’acqua ha tonalità che viaggiano verso il verde smeraldo………non è sconvolgente come le acque che bagnano le spiaggie del sud dell’isola ma dipingono un angolo molto più intimo e caldo. La bassa marea ci segna il passo per una interminabile passeggiata in un luogo che sembra di nessuno.
Augusta Bay, Palm Beach, Grand Isle sono in assoluto i ristoranti che ci hanno maggiormente allietato le nostre serate a base di carne new yorkese Strip con gamberi in salsa, aragosta e conch fritto……..
Di Exuma ci sono rimasti i colori estremi della natura e del mare, la grande generosità ed ospitalità della gente locale, la facilità e tranquillità di esplorazione, ma soprattutto la consapevolezza quotidiana di trovarsi in un posto davvero unico da condividere con la natura…………………e da soli con essa.
Allegati
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........ma rimango dell'opinione che una volta braccata la preda la devi sbranare, e non fartela scappare all'ultimo........by Zebro'

Lesson n° 2: SCANZETEVE!!! by Zebrò

"Il passato non lo puoi più cambiare, il futuro lo puoi cambiare" By Francesco Bellini

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