31 Luglio 1969 - da Federico Bandini

On line dal 1999. Per parlare dell'Ascoli Calcio.

Moderatori: Moderatori, Moderatore Plus

Rispondi
lafaina2
Messaggi: 2632
Iscritto il: lunedì 12 gennaio 2015, 14:12
Settore Stadio: Tribuna Ovest Poltrona Gialla

31 Luglio 1969 - da Federico Bandini

Messaggio da lafaina2 » martedì 31 luglio 2018, 14:48

Federico bandini (che poi, in realtà si chiama Federico Marozzi) stamattina su FB ha postato questo racconto sul 31/07/1969.

Oltre che con la sua solita maestria è il racconto di un momento(verosimile, così togliamo alcuni argomenti. Dove il versosimile, ovviamente significa aver certamente rispettato tutte le verità importanti e reso il racconto più vivo) che, insieme all'insediamento di Rozzi, all'infortunio di Mazzone che poi divenne allenatore, è una pietra miliare imprescindibile nella futura storia dell'Ascoli.

31/07/1969
"31 luglio 1969
La Del Duca Ascoli acquista Renato Campanini.
Una trattativa ancora avvolta nel mistero.
Questa è la vera storia.

Ricordati: quello piccolo è per te. Quello grande è per l'umanità. Non facciamo cazzate. Neil Armstrong fece segno di sì con il capo. Poi lo sistemarono sui sedili. Lo legarono come un salame. Gli sigillarono sopra il portello con un rumore di sarcofago.
Era il 16 luglio 1969

E' un piccolo passo per me, un gigantesco passo per l'umanità, disse Neil Armstrong prima di scendere l'ultimo scalino e mettere piede sulla Luna. Qualcuno a Houston tirò un sospiro di sollievo.
Era il 20 luglio 1969.

L'Apollo 11 ammarò senza problemi. Nel posto esatto. I tre astronauti vennero chiusi in quarantena
Era il 24 luglio 1969.

Catone entrò in sede come una furia.
Era il 25 luglio 1969.

- Catone siediti, - disse Costantino Rozzi.
Catone lanciò uno sguardo furioso verso il Mister Eliani e si sedette. Catone era il dirigente più scorbutico che avesse mai ricoperto quel ruolo nella storia del calcio italiano. Pensava solo e costantemente una cosa: quando vinceremo al Ballarin e li ributteremo in mare?
- Dimmi, Costanti'.
- Catone, ci sta da fa' una cosa. E la puoi fare solo tu. Perchè, praticamente, è una cosa impossibile.
Catone annuì convinto.
- Io e il Mister...
- E' infetto...
- Silenzio. Io e il Mister Eliani pensiamo che a questa squadra manchino quindici goal. Quindici goal e andiamo in serie B.
Catone guardò Eliani con uno sguardo torvo.
- Stammi a senti', - riprese Rozzi, - Gittone dell'Entella vo venì nen vo veni', nen se decide. Io uno che fa cuscì nu lu voje. Macciò vuole cinquecentomila lire al mese. 'Sto signorino si pensa de gioca' co' me ma ha fatto male i conti. Macciò qua nen ce mette piede. Ne è rimasto solo uno buono. Campanini.
Catone schizzò in piedi.
- Custandì, t'ie mmattite? E' un altro infetto! Ha giocato con la Samb! Senti, Costanti'. Hai preso Eliani. Hai preso Pagani. Mo vuoi prendere Campanini. Non è che te ve' in mente di giocare con la maglia rossoblu? Dimmelo prima, per l'amor di Dio, dimmelo prima!
Rozzi non trattenne un risolino.
- Lascia perde' co' 'sta fissazione. Il presidente del Brindisi, il commendatore Fanuzzi ha rifiutato la mia richiesta. Però ha acconsentito a incontrarti.
- Non mi puoi chiedere questo.
- Tu puoi farlo.
Costantino Rozzi si alzò. Prese due buste dal tavolo e gliele diede.
- In una ci sono cambiali per dieci milioni. In un'altra cinquecentomila lire per le spese.
- Non lo faccio!
- Dai!
- Va bene. Faccio a modo mio, allora.
- Fai come ti pare.
Catone uscì dalla stanza senza degnare Eliani di uno sguardo. Senza salutare.

Rientrò in casa. Appoggiò la borsa con le due buste dentro e si sedette in poltrona. Prese un whisky. Si accese una sigaretta. Sul giradischi mise Les Preludes di Liszt. Alcol, nicotina e Liszt. Dopo due minuti i pensieri facevano il giro della morte. Dopo sedici minuti aveva elaborato il piano.
Chiamò un suo vecchio amico che viveva a Ferrara. Gli disse cosa doveva fare.
Chiamò un altro suo amico medico in ospedale.
- Catone, questo non lo farò mai!
- Lo sai che mi devi un favore.
- vaffa#####. Vieni domani.
Chiamò un altro suo amico tipografo. Gli disse cosa gli serviva.
- Me ce ve' lu ride!
- Passo domani sera.

Catone prese il treno alle nove del mattino. Direzione Brindisi.
Era il 30 luglio 1969.

Arrivò che era ormai notte. L'albergo un due stelle. Catone diede il documento a un vecchio assonnato che stava alla reception che gli tese una chiave numerata. Pagò in anticipo per una notte. Sarebbe ripartito l'indomani alle otto di sera.
Catone entrò nella stanza che sapeva di chiuso. Accese l'abatjour che rischiarò la stanza di una luce pallida. Diede uno sguardo al letto. Nemmeno troppo pulito. Un paio di macchie avevano resistito a un lavaggio svogliato. Si allungò sul letto e ripassò il piano. Il commendator Fanuzzi l'aspettava nella sede del Brindisi per le undici. Fumò tre sigarette senza soluzione di continuità. Poi si infilò nel pigiama, chiuse la luce e fece per appisolarsi. Dalle pareti sottili sentiva rumori di passi. Ansiti di amori da due soldi. Letti che cigolavano. Si girò tre o quattro volte. Poi si rese conto che era completamente sveglio. Riaccese l'abatjour. Si sistemò sui guanciali. Si accese un'altra sigaretta. Davanti a lui l'armadio a due ante. Guardò sopra l'armadio. C'era qualcosa. Si alzò. Prese una sedia. C'erano una parrucca afro nera e un settimanale. Rimise la parrucca lì sopra. Prese il rotocalco. ABC. Politica. Costume. Donnine nude. Niente male. Si rimise nel letto sfogliando lentamente pagina dopo pagina. Poco a poco arrivò il sonno. Buttò la rivista e si addormentò sognando una storia d'amore con una prostituta.

In piedi. Davanti alla sede della società Brindisi Sport. Alle ore undici. Con la borsa in mano.
Era il 31 luglio 1969.

Il commendatore Franco Fanuzzi l'attendeva in piedi. Incuteva timore. Capigliatura folta. Occhi di bragia.
Mentire.
Si avvicinò. Una stretta di mano asciutta.
- Fanuzzi, - disse.
Mentire.
-Franco Catone.
Fanuzzi lo fece accomodare. Ordinò che venissero portati due caffè. Arrivarono all'istante come per magia.
- Veniamo a noi, - disse Fanuzzi appoggiando la tazzina sul tavolo.
- Sono qui per Renato Campanini.
Fanuzzi rise.
- Ho già detto al suo presidente che è incedibile. Oltre tutto rischierei la vita...
- Lei è un uomo d'affari...
- Certo.
- Come sta Campanini?
Fanuzzi rise.
- Non lo so. Bene. Mi sembra che abbia una buona cera. Tra due giorni inizia il ritiro.
- Quanti anni ha?
- Trenta, - rispose Fanuzzi, - a dicembre trentuno.
Mentire
- Ne è sicuro?
- Certo.
- Se le dico che ne ha trentasette, a dicembre trentotto?
Fanuzzi rise.
- Può fare meglio, - disse.
- Va bene.
Catone aprì la borsa e tirò fuori un foglio. Glielo tese. Fanuzzi lo prese in silenzio.
- Pieve di Cento, 16 dicembre 1931, - mormorò leggendo. - Dovrei crederci?
Mentire.
Catone gli tese un foglietto con un numero.
- Questo è il numero di telefono dell'ufficio anagrafe. Chiami.
Fanuzzi occhi di bragia.
Si alzò. Andò al telefono. Alzò la cornetta. Compose il numero sempre fissando Catone. Attese.
- Pronto! Comune di Pieve di Cento? Sono il Commendatore Fanuzzi. Chiamo da Brindisi. Mi passa l'Ufficio Anagrafe?
Dall'altra parte si sentì il bisbiglio lontano di una voce autoritaria.
- Come non diamo informazioni al telefono? Che storia è questa?
Altro bisbiglio lontano di voce autoritaria.
- Al diavolo!
Fanuzzi sbattè il ricevitore.
- Fanno sempre così, - disse Catone maledicendo il suo amico. - Doveva dire che chiamava per conto del Tribunale e sarebbe andato tutto liscio.
Fanuzzi riprese in mano il documento.
- Fino ad adesso come ha fatto?
- Ha utilizzato documenti falsi, suppongo. Non è diffcile, sa?
- Comunque sia, l'anno passato ha fatto diciassette goal. E non lo cedo. Poi succeda quello che deve succedere, amen.
- Sta bene?
Fanuzzi occhi di bragia. Attese.
Mentire
- Lo sa che Campanini fuma?
- Sì, tutti fumano oggi.
- Sa quanto?
- No, non mi sembra più degli altri.
- Se le dico che fuma ottanta sigarette al giorno?
Fanuzzi rise.
- In campo non si muoverebbe, - rispose.
- Lo sa che è malato?
Fanuzzi occhi di bragia.
Mentire.
Catone si piegò verso la borsa. Tirò fuori una cartella. Gliela tese.
- Ospedale San Camillo. Roma.
Fanuzzi prese la cartella. La sfogliò. Lesse. Osservò.
- Cosa dice, - disse tendendogli la cartella.
- Broncopneumopatia cronica ostruttiva. E' irreversibile.
- Mi faccia vedere di nuovo.
Riprese in mano la cartella.
- Come l'ha avuta?
- Il calciatore a gennaio non potrà più correre. Non sappiamo se arriverà a giugno. E' spacciato.
- E' un falso!
- Creda quello che le pare.
- Fuma, ma corre arzillo come gli altri. Io non capisco. Stamattina avevo il bomber più forte della serie C. Arriva lei e mi ritrovo per le mani un vecchio che sta per morire. Lei sta scherzando con il fuoco signor Catone, lo sa questo?
Fanuzzi occhi di bragia.
- Lo so. Non sono mica matto. Comunque le offriamo cinque milioni per questo rottame.
- Cinque milioni! Rozzi me ne ha offerti deci la settimana scorsa!
- Non sapeva nulla.
- Fatemi capire. Questo ormai ex giocatore quarantenne con i polmoni di cartavelina è un rottame ma voi lo volete. Perché?
- Perché abbiamo bisogno di quindici reti e, se dio vorrà, questo moribondo potrebbe farli entro gennaio. Abbiamo calcolato così. A voi non serve perché non puntate alla serie B e potete monetizzare un morituro. Quindi perché non fare l'affare? Cinque milioni. Voi fate un affare. Noi pure. Abbiamo traguardi diversi. Sempre che non schiatti prima.
Fanuzzi occhi di bragia.
Catone si piegò verso la borsa.
- Adesso cosa tira fuori?
- Niente. Il contratto. Se vuole... E' già pronto. Manca la cifra.
Fanuzzi prese il contratto. Si alzò. Sprofondò dietro la scrivania. Immobile. Occhi di fuoco. Venti secondi che sembrarono venti minuti. Poi prese la penna e firmò con uno svolazzo rabbioso.

Affare fatto. Rien ne va plus. Tutto ben fatto capello volato. Catone pregustò il pomeriggio libero e il viaggio di ritorno. Pensò di non chiamare Costantino Rozzi e di fargli la sorpresa una volta tornato a casa. Era talmente allegro che si fermò in una taverna a mangiare il pesce. Lui che mangiava solo pesce pescato nell'oceano indiano o nell'oceano pacifico pe' nen sape' né legge' né scrive'. Spaghetti con le vongole e fritturina. Un'ora dopo uscì dalla trattoria.
L'aria era cambiata. La città era sprofondata nel silenzio. Abitudine alla pennichella, si disse, anche se una vocina gli sussurrava qualcosa. Silenzio e pennichella. Silenzio e pennichella. Ma cos'erano tutte quelle persone con gli occhiali scuri e i capelli impomatati che si aggiravano attorno alle fermate dei bus e ai ritrovi dei taxi. E quelle che stavano fuori da ogni bar? Non essere paranoico, si disse. Però si affrettò verso l'albergo. Salì in camera e fissò il muro.
Erano le sei passate da un pezzo. Catone si alzò. Si stiracchiò e preparò la valigia. Poi, dopo aver dato un'ultima occhiata alla stanza scese le scale verso la reception. Sentì le voci. Si bloccò. Si mise in ascolto. Sbirciò. Due uomini. Occhiali scuri e capelli impomatati. Alla reception.
- Sta qui il signor Franco Catone?
Il vecchio dietro il banco aprì il registro e col dito indice scorse i nomi.
- No, nessun Catone qui.
Uscirono.
Catone risalì di corsa nella sua stanza. Si sedette sul letto. Poi si alzò. Cercavano un uomo con la valigia. Dalla borsa prese i documenti. Li bruciò nella tazza del cesso. Bruciò le cambiali risparmiate. C'era un'agendina vuota, penne e il giornale del giorno prima. Aprì la valigia. Niente che non potesse ricomprare. Ci buttò dentro la borsa e mise la valigia sotto al letto. Nella tasca interna della giacca sistemò il contratto di Campanini e divise i soldi in tre mucchetti che separò in tre tasche. Poteva andare e si avvicinò alla porta. Cercavano un uomo con la valigia e la capigliatura rossa. Tornò indietro. Salì su una sedia e raccattò la parrucca afro sopra l'armadio. Se la sistemò dentro la giacca all'altezza dell'ascella. Tirò un sospiro e uscì dalla stanza.
Salutò il vecchio alla reception e si trovò in strada. Taxi e autobus meglio non pensarci. La stazione era un suicidio annunciato. Poteva rubare un auto. E così pure la polizia dietro. Niente. Rimaneva una sola possibilità. Il porto. Imboccò una stradina deserta e indossò la parrucca afro. Solo le sopracciglia l'avrebbero tradito. Seguì l'indicazione per il porto. Vie, viali, vialetti, stradine guardando a terra. Ogni volta che alzava lo sguardo e ad ogni incrocio importante li potevi vedere. Occhiali scuri e capelli impomatati. Scrutavano le persone, scrutavano dentro le macchine, scrutavano dentro i negozi. Scrutavano il cielo.
Dopo mezz'ora di buona camminata Catone si ritrovò al porto. Per adesso ce l'aveva fatta. Si toccò l'interno della giacca. Il contratto stava lì. Per quanto improbabile la zona di traghetti era sicuramente controllata. Si avvicinò alla zona dei pescherecci. Rallentò l'andatura guardando con attenzione le barche ormeggiate. Un ometto lo affiancò e si sentì perso.
- Nord o sud?
- Vai via, - disse Catone.
- Nord o su? Nord ventimila, sud diecimila.
Catone non gli rispose. Guardò verso l'ometto. Doveva avere dodici anni. Doveva aver vissuto dodici vite.
- Signore, nord o sud. Io ci guadagno comunque. Per cinquemila la do a chi la sta cercando.
- Cosa ti fa pensare che stia scappando?
- Mai visto un africano bianco con le sopracciglia rosse.
Catone rallentò il passo.
- Nord, - disse.
- Ventimila. E cinquemila per me.
- Troppo.
- Come vuole. - Fece per andarsene.
- Vieni qui, - disse Catone frugandosi in tasca. Contò cinquemila e gliele diede. - Le ventimila gliele do di persona.
- Seguimi.
Dieci minuti dopo il ragazzetto si fermò davanti a un peschereccio. “Poseidone” c'era scritto.
- Capitano! Capitano! - urlò.
- Te so sentite, - disse una voce dietro una rete. - Che ce sta?
- Ho un passeggero.
- Ventimila.
- Lo sa.
- Dove deve da i?
- Nord.
Il capitano spuntò fuori. La faccia scolpita dalla salsedine. Un'ancora tatuata. Capelli neri. Guardò Catone.
- Una checca non la voglio, va a para' su cinc de cule,- disse.
Catone si tolse la parrucca afro.
- Meglio così. Noi andiamo a San Benedetto, - disse il marinaio. Catone si sentì morire. Pesciari!
- Per ma va bene, - disse Catone ingollando un grumo di saliva.
- Sali.
Catone prese la mano che gli veniva tesa e salì a bordo. Tre pescatori lavoravano in coperta. Lo guardarono curioso.
- Capita', fatti da' li documenti. Fusce n'asculà? - Gli altri risero.
- Le pecore le riconosco dall'odore, - disse il capitano.
Catone gli allungò le ventimila.
- Capita', i sente la puzza. Quiss è asculà, sci oh!
- Senti mo mi è rutt li coglio###! - esplose Catone, - Pesciaro del ca##o! So' asculà e allora?
- Pecora di mer##, fai silenzio, - disse il capitano. - Te facce cala'...
- Asculà, da dove scappi? Coniglio! - rincarò l'altra.
- Scappo dalla fregna de sordeta che puzza!
- Asculà! La fregna di zeita. Te facce calà! Cammina. Vienimi dietro.
Lo chiusero in una stanza due per due. Gli diedero tre buste per vomitare.
- Se ne servono altre bussa, pecora di mer##. Quando arriviamo ti chiamo io. Buon vomito.
Catone si sedette circondato dall'orrore. La stanza era piena, tutt'attorno, di foto della Samb. Foto in bianco e nero. Foto a colori. Titoli di giornali. Classifiche. Serie B, Serie C. Catone utilizzò la busta numero uno. Ebbe finito di vomitare che sentì uno scossone. La barca aveva preso il mare.
Si alzò in piedi. Eccolo là. Il derby del '64. Cavazzoni in foto che veniva contrastato da Pagani. Quella volta sembrava fatta. Quel rinvio strozzato di Bandini sui piedi di Cavazzoni a porta spalancata. E poi il pareggio di Pucci. E poi sconfitte su sconfitte. C'era una foto di Pucci. La didascalia: il bomber dei derby! Catone usò la busta numero due. Altra foto. Derby del febbraio '65. Il povero Strulli a terra circondato dai giocatori. Derby del dicembre '65. Passoni che segna al 90mo. Catone se lo ricordava quel derby lì. Mai così vicini al trionfo al Ballarin. Mai una sconfitta così atroce. Altre foto. Ottobre '67. Olivieri Olivieri. Due a zero. Altro giro altra foto. La più recente. Marzo '69. Urban all'81mo. Altra beffa atroce. Catone fu riscosso da un colpo alla porta. Il capitano entrò con una scodella di pesce.
- Ci avete sputato dentro? - ringhiò Catone.
- Offrechete! Non ce semo pensato. Magna, pecora! Robba bona. Visto le foto?
- Ma vaffa#####!
- Te facce cala'...
Si chiuse dietro la porta e uscì. Catone scansò la scodella e si appisolò.
Lo scaricarono all'alba con un vaparalucule. Uscì dal porto quasi zoppicando. Gli faceva male la schiena. Le gambe erano intiorpidite. Il contratto di Campanini stava al suo posto. Avrebbe pagato per una doccia e abiti puliti. Arrivato in centro entrò in un bar, ordino un caffè e chiese un telefono. Lo indirizzarono verso una cabina in fondo al locale.
Fece il numero. Squillò due volte. Poi sentì la voce di Costantino Rozzi.
- Pronto!
- Sono Catone.
- Dove diavolo stai?
- A... non ce la faccio a dire il nome.
- A San Benedetto?
- Sì.
- Cosa hai combinato?
- Niente. Volevi Campanini e Campanini avrai. Ho con me il contratto.
- Come ti è venuto in mente?
- Abbiamo risparmiato molto.
- Non abbiamo risparmiato un bel niente! Parliamoci chiaramente!
- Cinque milioni.
- E altrettanti glieli ho dati io! Mi ha telefonato Fanuzzi. Se non gli davo la differenza eri morto.
- Se gli offrivo dieci milioni non ce lo davano. Se non facevo così scordati quei quindici goal che ci servono.
- Questo è vero. Comunque ormai è andata. Ha detto di non farti vedere più a Brindisi.
- E chi ci mette più piede?
- Ti mando una macchina.
- Va bene. Fallo spicciare.
Era il primo agosto 1969.
"

Avatar utente
ilducabolognese
Messaggi: 3869
Iscritto il: mercoledì 23 agosto 2006, 0:13

Re: 31 Luglio 1969 - da Federico Bandini

Messaggio da ilducabolognese » martedì 31 luglio 2018, 16:53

Meraviglioso il testo, meravigliosi i ricordi.

Avatar utente
Barelò
Messaggi: 18689
Iscritto il: lunedì 4 giugno 2007, 21:46
Settore Stadio: Uebcronaca
Località: Nervesa della Battaglia TV

Re: 31 Luglio 1969 - da Federico Bandini

Messaggio da Barelò » martedì 31 luglio 2018, 16:59

:sioux: :sioux: :sioux: :sioux: :sioux: :sioux: :sioux: :sioux: :mollie10: :mollie10: :mollie10: :mollie10: :mollie10: :mollie10: :mollie10: :Dx :Dx :Dx :Dx :Dx :Dx :Dx :Dx :Dx
ASCOLI UNCIUETTABLE

Avatar utente
billo
Messaggi: 62
Iscritto il: lunedì 6 settembre 2010, 23:14

Re: 31 Luglio 1969 - da Federico Bandini

Messaggio da billo » martedì 31 luglio 2018, 19:21

Bellissimo, complimenti :Dx :Dx :Dx

Avatar utente
tozzi
Moderatore
Messaggi: 28887
Iscritto il: domenica 6 luglio 2008, 7:55
Settore Stadio: Curva Sud
Località: Lecce

Re: 31 Luglio 1969 - da Federico Bandini

Messaggio da tozzi » martedì 31 luglio 2018, 20:45

ilducabolognese ha scritto:
martedì 31 luglio 2018, 16:53
Meraviglioso il testo, meravigliosi i ricordi.
"L'Ascoli è capace di grandi cose. Rende intimi amici persone che, senza l'Ascoli, normalmente si sarebbero magari solo conosciute, dei fratelli persone che eppure, senza l'Ascoli, le cui strade si sarebbero magari solo sfiorate. Dei consanguinei bianconeri, potremmo chiamarli, persone apparentemente che sono di estrazione sociale e culturale diversa, di dialetti diversi. Che, senza l'Ascoli, si sarebbero potuti incrociare probabilmente solo in un autogrill o in un supermercato, tutti invece animati da una delle grandi passioni della loro vita, se non la più grande, l'Ascoli calcio" (Costantino Rozzi, 12 Maggio 1989).

Avatar utente
Picchio_Ale
Moderatore Plus
Messaggi: 15413
Iscritto il: sabato 3 febbraio 2007, 12:25
Settore Stadio: Distinti
Località: Ascoli Piceno

Re: 31 Luglio 1969 - da Federico Bandini

Messaggio da Picchio_Ale » martedì 31 luglio 2018, 20:53

Wonderful

Avatar utente
GREZZO
Messaggi: 19001
Iscritto il: lunedì 22 maggio 2006, 18:10
Settore Stadio: Curva Sud

Re: 31 Luglio 1969 - da Federico Bandini

Messaggio da GREZZO » martedì 31 luglio 2018, 21:29

Spettacolo!!!!
........ma rimango dell'opinione che una volta braccata la preda la devi sbranare, e non fartela scappare all'ultimo........by Zebro'

Lesson n° 2: SCANZETEVE!!! by Zebrò

"Il passato non lo puoi più cambiare, il futuro lo puoi cambiare" By Francesco Bellini

Avatar utente
GIDIODI
Messaggi: 877
Iscritto il: venerdì 19 settembre 2008, 12:20
Località: Ascoli Piceno

Re: 31 Luglio 1969 - da Federico Bandini

Messaggio da GIDIODI » martedì 31 luglio 2018, 21:39

Spettacolo.

Inviato dal mio SM-G930F utilizzando Tapatalk


libberi
Messaggi: 2713
Iscritto il: sabato 24 aprile 2010, 20:34
Settore Stadio: Tribuna Est

Re: 31 Luglio 1969 - da Federico Bandini

Messaggio da libberi » giovedì 2 agosto 2018, 17:17

Barelò ha scritto:
martedì 31 luglio 2018, 16:59
:sioux: :sioux: :sioux: :sioux: :sioux: :sioux: :sioux: :sioux: :mollie10: :mollie10: :mollie10: :mollie10: :mollie10: :mollie10: :mollie10: :Dx :Dx :Dx :Dx :Dx :Dx :Dx :Dx :Dx

Rispondi